Riproduciamo il commento di Bruno Giussani, pubblicato il 9 febbraio su La Regione. Giussani è direttore europeo del think-tank TED e ha ricevuto lo SwissAward 2015 nella categoria Economia. 

 

IL DIBATTITO

L’immaginazione nel tunnel

di Bruno Giussani

La discussione attorno alla votazione del 28 febbraio sul raddoppio e risanamento della galleria autostradale del San Gottardo mi sembra denotare una certa mancanza di immaginazione.

Il progetto vuole raddoppiare il tunnel, per delle ragioni anche piuttosto buone, ma senza raddoppiarne la capacità (‘viaggeremo su una sola corsia in ogni direzione’).

Le obiezioni possibili sono molte. Il fatto che a lungo termine questa promessa della corsia unica non potrà essere mantenuta. Il costo. L’inquinamento e i rischi per la salute. L’anticostituzionalità.

La trasformazione continua del Ticino in un corridoio di transito, in un banale ‘territorio di mezzo’ senza rilevanza tipo Brennero. I soldi sarebbero meglio spesi altrove (per esempio per decongestionare gli agglomerati urbani). I cambiamenti di posizione della consigliera federale Leuthard e dell’Ufficio federale delle strade, peraltro, rivelano perlomeno un’assenza di certezze. Vorrei modestamente aggiungerne un’altra, di obiezione. Il raddoppio del tunnel mi sembra una risposta a una domanda del passato. Come se fossimo prigionieri di una riflessione troncata, guidata non da una visione del domani ma dalla proiezione, raddoppiata, delle esperienze di ieri. Detto altrimenti, è uno di quei casi – e ve ne sono spesso in politica – nei quali bisogna scegliere fra proteggere il passato oppure fare spazio al futuro.

Facciamo spazio al futuro: i veicoli ‘autonomi’

E il futuro chiaramente non è nell’aumento continuo del traffico stradale come lo intendiamo oggi. Il raddoppio del Gottardo porterebbe inevitabilmente a un aumento del traffico. Le Tre Valli, e soprattutto la Leventina, hanno già pagato un prezzo altissimo all’autostrada, essendo diventata un canale di transito rumoroso e inquinato in particolare per il trasporto di merci su strada. È ovvio che l’economia ticinese non può permettersi di rimanere tagliata fuori dal resto della Svizzera per mesi o anni. Ma replicare le stesse condizioni attuali forando una nuova galleria non mi sembra la sola risposta possibile, ed è certamente la meno creativa. Cominciamo col dire che prima della possibile messa in servizio di un secondo tubo, sulle strade avranno cominciato ad apparire dei tipi nuovi di veicoli. Saranno ‘autonomi’, nel senso che si guideranno da soli o sfrutteranno vari approcci tecnologici per aumentare l’efficienza, ridurre i rischi, e ridurre anche il numero di mezzi in circolazione. Li stanno sviluppando fra gli altri Google (il progetto meglio conosciuto), Volvo, Audi, Tesla, Bmw, NissanRenault, Uber, Apple. Da parte loro, Daimler e Scania lavorano sulla stessa tecnologia applicata agli autocarri, e la cinese Yutong vuole applicarla agli autobus. È un lungo discorso, impossibile da fare qui, ma sostanzialmente parliamo nei prossimi 15-20 anni di una trasformazione totale del sistema di trasporto su strada, tanto individuale quanto collettivo. Ciò creerà la necessità di un tipo diverso di infrastruttura, e avrà molti altri impatti che, visto il tipo di progetto di lungo termine (e largo costo) di cui stiamo parlando, sarebbe bene prendere in considerazione.

Il potenziale di AlpTransit

Poi, c'è l’AlpTransit. Certo, il tunnel ferroviario non è stato pensato per essere una sorta di metropolitana intraurbana. Ma gli investimenti attorno all’AlpTransit – tunnel, accessi, Ceneri, stazione di Bellinzona, stazione di Lugano – sono enormi, e non ho l’impressione che il Ticino abbia veramente cominciato a immaginarne il potenziale strategico e pratico. C’è un’infrastruttura massiccia in costruzione in mezzo al cantone: come pensiamo di sfruttare le potenzialità che essa offrirà? Sì, sarà più facile per i turisti arrivare da nord (non necessariamente una cosa solo positiva). Cos’altro? Cosa significherà l’AlpTransit per la piazza finanziaria, per le strutture accademiche e di ricerca, per le dinamiche imprenditoriali, per la pianificazione urbanistica? Come dovrebbero articolarsi gli altri investimenti infrastrutturali, che cantone intendiamo costruire attorno a questa colonna vertebrale? Oppure la consideriamo soltanto un altro canale di passaggio fra geografie che non ci appartengono? L’AlpTransit conduce naturalmente alla suggestione di spostare il traffico su rotaia per la durata dei lavori di risanamento della galleria del Gottardo. A chi l’ha proposto, è stato risposto che ciò costerebbe troppo per un’installazione provvisoria. Il che tuttavia è una non-risposta, perché non sta scritto da nessuna parte che debba essere provvisoria. Proviamo a guardare le cose in modo diverso.

Traffico su rotaia: immaginiamo che…

Immaginiamo che i lavori di risanamento del Gottardo possano aver luogo durante due inverni, a tappe forzate (visto che sotto la montagna non si disturba il sonno di nessuno, non sarebbe magnifico, e talmente futurista, che per una volta un cantiere pubblico avanzi velocemente?), magari nel 2018-19 e 2019-20. Immaginiamo un sistema di trasporto di camion e auto attraverso l’AlpTransit durante quei due inverni (il nuovo tunnel ferroviario non funzionerebbe comunque ancora a pieno regime, visto i ritardi sulle linee d’accesso). Durante quelle due estati, invece, si trasporterebbero i camion (tutti) attraverso il tunnel di base, mentre le auto potrebbero scegliere fra il passo del Gottardo e il trasporto su treno. Poi, una volta rinnovata la galleria autostradale, la si riaprirebbe unicamente al traffico delle vetture e dei pullman. Niente camion, tranne quelli che viaggiano dal Ticino al Canton Uri e viceversa. Tutti gli altri, tutti, dovrebbero continuare a essere trasbordati attraverso il tunnel di base. Senza eccezioni. In questo modo, la costruzione di un sistema di trasbordo non sarebbe “provvisoria”, e potrebbe anzi essere molto sofisticata, studiata nei dettagli per il lungo termine. E la fluidità e la sicurezza nel rinnovato tunnel autostradale sarebbero molto migliori, eliminando probabilmente una gran parte delle lunghe code estive – e lo diventerebbero ancor di più tenendo conto, appunto, dell’apparizione di veicoli autonomi e di altre tecnologie infrastrutturali. Certo, ciò aumenterebbe i costi e il tempo totale dei trasporti. Ma non è pensabile continuare a espandere indefinitivamente il trasporto su strada facendone pagare il prezzo (in termini di esternalità: inquinamento, pericolo, costi di manutenzione delle strade eccetera) alla comunità, come se fosse la sola soluzione possibile. Com’è che siamo diventati incapaci di immaginare il futuro se non in termini di più auto, più camion, più strade, più rumore, più inquinamento? La manutenzione della galleria autostradale è necessaria. E ovviamente il collegamento del Ticino al resto della Svizzera durante quei lavori è un problema vero e vitale. Ma la risposta offerta in votazione il 28 febbraio è sbagliata. Purtroppo, la logica di una votazione popolare impone una scelta fra “sì” e “no”, non permette valutazioni più approfondite e la presa in conto di alternative. Per cui non si può che votare “no” a questa idea affrettata e dalla vista corta, per poi riaprire il tavolo per studiare con creatività altri approcci. L'apertura dell’AlpTransit e il risanamento del Gottardo sono opportunità uniche. Dovremmo sfruttarle per pensare il futuro, non per cercare di perpetuare, raddoppiandolo, il passato. Per immaginare un’altra realtà dei trasporti, un utilizzo più razionale delle infrastrutture e delle risorse, un’idea diversa di quel che vogliamo diventi l’economia ticinese dei prossimi decenni. Il futuro non è ineluttabile, non è qualcosa che “succede”. Lo possiamo creare, con volontà e immaginazione.